
4) Il superamento dello schema parmenideo: non-essere come
essere diverso.
Il Sofista  il dialogo in cui Platone si propone di definire il
sofista stesso attraverso il metodo diairetico (metodo della
definizione attraverso successive divisioni). Alla fine il sofista
risulta il possessore di una epistme apparente, per il fatto che
si vanta di essere in grado di contraddire qualsiasi affermazione.
Ma il problema centrale del dialogo concerne le cose che
appaiono, cio che non sono, ma sembrano essere; il
tentativo di risolverlo porta al superamento - il parricidio -
di Parmenide e all'affermazione dell'essere diverso. Con il
termine genere  indicata l'Idea.
Sofista, 254 e-257 c (vedi manuale pagina 89).

1   [254 e] Lo Straniero - Ma che cosa abbiamo noi mai inteso dire
ora, dicendo identico e diverso? Sono questi forse due generi,
altri dai tre di prima [Essere, Moto, Quiete], sempre
necessariamente misti a quelli? Dobbiamo cos ricercare su cinque
e non su tre, per essere essi [255 a] appunto cinque, oppure
invece noi ci inganniamo chiamando coi nomi identico e diverso
qualcuno di quei tre generi? Teeteto - Forse. Lo Straniero -Ma il
moto e la quiete non sono per niente n il diverso n l'identico.
Teeteto -Perch? Lo Straniero -Perch qualsiasi termine noi
attribuiamo insieme sia alla quiete che al moto, questo termine
non pu indicare n l'uno n l'altro di essi due, quiete e moto.
Teeteto -E perch? Lo Straniero -Perch il moto starebbe e la
quiete si muoverebbe. Uno dei due infatti, quale si sia, nell'un
caso e nell'altro, [...] [b] costringer l'altro a mutarsi
nell'opposto, in quanto esso sar venuto a partecipare del suo
opposto. Teeteto -Proprio cos. Lo Straniero -Partecipano quindi
ambedue dell'identico e del diverso. Teeteto -S. Lo Straniero
-Non diciamo dunque che il moto  l'identico o il diverso e
neppure, d'altra parte, diciamo cos della quiete. Teeteto -No. Lo
Straniero -Ma forse dobbiamo pensare come una cosa sola ci che
 e l'identico? Teeteto -Forse. Lo Straniero -Ma se non
significano nulla di diverso ci che  e identico, allora
dicendo che sia il moto che la quiete, ambedue, sono, di nuovo noi
[c] verremo cos a dire che ambedue sono la stessa cosa. Teeteto
-Questo  certamente impossibile. Lo Straniero -E' quindi
impossibile che l'identico e ci che  siano una cosa sola.
Teeteto -Direi di s. Lo Straniero -Poniamo quindi come quarto
genere oltre ai primi tre, l'identico? Teeteto -Certamente. Lo
Straniero -Ebbene? Dobbiamo dire che quinto  il diverso? O
dobbiamo pensare che questo e ci che  sono due denominazioni
applicate ad un solo genere? Teeteto -Forse. Lo Straniero -Ma io
credo che tu mi conceda che delle cose che sono si danno due
generi, alcune si dicono essere quello che sono sempre in
relazione a se stesse, altre sempre [d] in relazione ad altro.
Teeteto -E come no? Lo Straniero -Il diverso  sempre in relazione
al diverso. Non  vero? Teeteto -Certo. Lo Straniero -Ci non
avverrebbe se ci che  e il diverso non differissero
totalmente; se per il diverso partecipasse di ambedue questi
generi, come ci che , si potrebbe dare il caso di un diverso
che non sarebbe diverso rispetto ad un'altra cosa, ma invece ora
ci risulta certissimamente che ci che  diverso,  questo che 
necessariamente in relazione ad altro. Teeteto -E' proprio cos
come dici. Lo Straniero -Dobbiamo dunque porre la [e] natura del
diverso come quinto fra i generi da noi prescelti. Teeteto -S. Lo
Straniero -Ed essa  diffusa attraverso tutti gli altri, dobbiamo
affermare; infatti ciascuno di essi  diverso dagli altri, non per
s, ma per il fatto che partecipa al carattere proprio diverso.
Teeteto -Perfettamente.
2   Lo Straniero -Diciamo dunque questo sui cinque generi,
vedendoli uno alla volta. Teeteto -Che cosa? Lo Straniero -Prima
di tutto il moto  assolutamente diverso dalla quiete. O come
dire? Teeteto -Certo, cos. Lo Straniero -Non  quindi [256 a]
quiete? Teeteto -In nessun modo. Lo Straniero -Ma  in quanto
partecipa di ci che ? Teeteto -E. Lo Straniero -E poi ancora:
il moto  diverso dall'identico. Teeteto -Direi di s. Lo
Straniero -Quindi non  l'identico. Teeteto -Non lo , infatti. Lo
Straniero -Ma noi dicevamo che il moto  identico perch tutto
partecipa dello identico. Teeteto -Proprio cos. Lo Straniero
-Allora bisogna che noi conveniamo, senza protestare, che il moto
 identico e pure non  identico. Infatti quando diciamo che esso
 identico e non  identico, ci non diciamo dal medesimo punto di
vista, ma quando [b] diciamo che  identico lo diciamo cos per la
sua partecipazione all'identico, quando diciamo che non 
identico, lo diciamo per la sua comunicazione col diverso, per la
quale esso si trova ad essere distinto dall'identico e non
identico cos ma diverso, onde giustamente lo si dice d'altra
parte anche non identico. Teeteto -Giustissimo. Lo Straniero -E se
mai il moto come tale partecipasse in qualche modo della quiete,
non sarebbe per nulla assurdo dire che il moto  statico? Teeteto
-Sarebbe giustissimo, sempre che noi vogliamo riconoscere che
alcuni dei generi ammettono una reciproca mescolanza, altri no. Lo
Straniero -E' vero, [c] noi giungemmo a questa dimostrazione prima
che arrivassimo alle nostre dimostrazioni di ora, ed abbiamo
sostenuto polemizzando che ci avviene secondo natura. Teeteto
-Come no? Lo Straniero -Diciamo ancora; il moto  diverso dal
diverso, come lo vedemmo essere altra cosa rispetto all'identico
ed alla quiete? Teeteto -Necessariamente. Lo Straniero -In un
certo senso quindi non  diverso, e nel senso del discorso test
fatto lo . Teeteto -E' vero. Lo Straniero -E che diremo dopo di
ci? Diremo, da una parte, che esso  diverso da tre generi, e
invece non da un quarto, avendo noi convenuto che cinque fossero i
generi, sui quali e nei [d] quali, a preferenza di tutti gli
altri, noi dovessimo condurre la nostra ricerca? Teeteto -E come?
E' impossibile ammetterne un numero inferiore a quello visto ora.
3   Lo Straniero -Quindi noi dobbiamo senza timore sostenere
decisamente che il moto  diverso da ci che ? Teeteto -Senza
il minimo timore. Lo Straniero -Allora  chiaro che realmente il
moto non  come essere, ed  in quanto partecipa di ci che ?
Teeteto -Chiarissimo. Lo Straniero -E' quindi necessario ammettere
che ci che  ci sia per il moto e per tutti gli altri generi.
In relazione a tutti, infatti, la natura del diverso, rendendo
ciascuno di essi [e] diverso da ci che , lo fa non essere, e
per la stessa ragione noi potremo cos correttamente dire di tutti
che non sono e di nuovo, per il fatto che partecipano di ci che
, potremo anche dire che sono, e che si tratta di cose che sono.
Teeteto -Probabilmente  cos. Lo Straniero -Cos molteplice 
ci che , in relazione a ciascuno dei generi, e per
infinitamente molteplice ci che non . Teeteto -Pare di s. Lo
Straniero -E bisogna dire che ci che , [257 a] come tale, 
diverso da tutti gli altri generi. Teeteto -Necessariamente. Lo
Straniero -Cos per noi ci che  per quanti sono gli altri
generi, per tante volte non ; esso infatti non essendo quegli
altri generi  uno, come tale, ma d'altra parte non  questi altri
che sono infiniti di numero. Teeteto -Direi che  cos. Lo
Straniero -Non vi  dunque ragione di protestare neppure in ci
poich la natura dei generi  tale da ammettere comunicazione
reciproca. E se qualcuno non ammette ci, soltanto se ci avr
convinti del contrario su quanto prima abbiamo detto potr
convincerci del contrario su quanto abbiamo detto [b] dopo.
Teeteto -Giustissimo.
4   Lo Straniero -Vediamo ancora questo. Teeteto -Che cosa? Lo
Straniero -Quando noi parliamo di ci che non ,  evidente che
noi non parliamo di un opposto di ci che , ma solo di una cosa
diversa. Teeteto -Come? Lo Straniero -Quando, per esempio,
parliamo di qualche cosa che non  grande; ti pare che noi
indichiamo allora, col nostro dire, il piccolo piuttosto che
l'uguale? Teeteto -E come? Lo Straniero -E dunque quando si dir
che negazione significa opposizione, noi non concederemo questo,
ma soltanto invece ammetteremo che qualche cosa di altro indicano
le particelle negative, come m (non) [c] e ou (non), preposte ai
nomi che le seguono, o piuttosto poste davanti alle cose alle
quali sono applicati i nomi pronunciati dopo la negazione. Teeteto
-Assolutamente

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 419-422).

